Andrea Bonomi,  presidente di Investindustrial, un fondo di investimenti che detiene il 37,5% delle azioni di Aston Martin

Bonomi scrive per Il Messaggero: «Aston Martin è una principessa nata per correre»

di Andrea Bonomi
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LE MANS - Perchè Aston Martin e Ducati corrono? Nonostante la domanda possa sembrare pleonastica è una delle prime che viene fatta da quasi tutti gli interlocutori. Corrono non per ragioni di marketing come accade ad altri ma perché appartengono a quel ristretto gruppo che lo fa perché è nel loro DNA. La domanda subito dopo è: ma ne vale la pena? E qui le cose si complicano un po’. Nel nostro è sì perché la risposta precedente non lasciava dubbi. Te lo puoi permettere?

A questo punto a livello aziendale normalmente incomincia il più impegnativo lavoro di contabilità creativa mai visto, con poste intangibili e pure invenzioni a gogo. Al nostro arrivo in azienda la prima cosa che facciamo è cercare di valutare i costi per cercare di capire meglio dove investire le risorse disponibili. Incredibile ma vero è un lavoro che raramente le aziende fanno con freddezza. In Ducati tale era il terrore che sarebbero state prese decisioni puramente finanziarie che ci vollero mesi per tirare fuori i numeri. Le cifre servono per capire cosa manca a uno degli elementi per vincere. Poi bisogna aggiungere capacità e determinazione. A Borgo Panigale vi era una nuvola che aveva caratterizzato tutto lo sforzo precedente al nostro arrivo: non vinciamo perché siamo Davide contro Golia.

Nello sport motoristico tutti sappiamo che Golia è una caramella e il barone de Coubertin un simpatico filosofo, ma i nostri tifosi vogliono i risultati. In Investindustrial seguiamo i consigli del mitico allenatore della mia squadra del cuore, i Green Bay Packers: «Vincere non è importante. Vincere è tutto». Un azionista determinato funziona bene quando trova in azienda le capacità e la passione per realizzare progetti che vanno oltre i risultati alla portata dei soli investimenti. Questo è il valore intangibile delle persone che diventa poi il valore intangibile di un’azienda garantendone il futuro. MotoGP, la Formula 1, Le Mans sono tutti esempi di dove si misurano la forza finanziaria, tecnologica e organizzativa delle aziende ma anche, elemento più importante, la profondità della passione e della determinazione aziendale. Il primo è un valore misurabile, il secondo è inestimabile.

In Aston e Ducati anche senza soldi correremmo, anzi le dico di più produciamo auto e moto per avere i soldi per correre. I clienti lo sentono e siamo ancora qui grazie a loro. Ma l’importante sono i risultati. Partecipiamo per passione ma soprattutto per vincere. È un elemento che gli organizzatori non devono mai dimenticare, la crescita dei costi che sta causando un gap crescente, nell’economia e nelle corse, mettendo in difficoltà case minori con un grande DNA. Lo sport è fatto di passione e capacità con la finanza come supporto. Lo stesso vale per l’industria. Non bisogna mai dimenticarlo. In Aston Martin ci siamo riavvicinati alla Formula 1 con la Red Bull per migliorare le nostre capacità tecniche a beneficio dei clienti. I risultati si incominciano già a vedere nei prodotti. Fra poco potrete ammirare anche il primo risultato su una nuova auto interamente concepita con le nostre capacità comuni, la DB-RB 001, in codice “Project Nebula”. Non vi è niente di progetto di stile o di marketing, è un puro esercizio di tecnologia. Come deve essere.

Anche in Ducati abbiamo dato mano libera agli ingegneri e messo in secondo piano il marketing. Il marketing è importante ma viene dopo l’aspetto tecnico. La 001 è più avanzata di tutte le altre macchine in commercio grazie proprio all’esperienza in Formula 1. Le scelte non sono mai facili per trovare la giusta miscela tra passione e realtà. Nel caso Aston facciamo l’impossibile per le corse con il target di fare le migliori vetture stradali per i nostri clienti. Alla Ducati facevamo tutto per vincere e facciamo moto per poter correre. Le scelte non sono mai facili e il mio rammarico più grande fu il fallimento del progetto legato a Valentino Rossi per il quale abbiamo fatto una contabilità degna della Lehman Brothers.

Molte analisi sono state fatte sul perché non funzionò, ma per me, come per tutti coloro che amano la meccanica (che hanno cambiato marcia senza grattare con la loro vecchia 500), il motivo lo conoscevamo sin dall’inizio. Le macchine hanno un’anima e la moto sapeva che Valentino è un grande campione ma non un Ducatista.
Per guidare una Ducati devi essere un Ducatista prima e un motociclista dopo. Troy Bayliss e Casey Stoner sono dei nostri. Come tutti i nostri clienti mi ricordo appena dei risultati aziendali, ma i primi giri di Laguna Seca con Casey e Valentino rimarranno nella mia mente per sempre. Certe aziende sono fatte dalle corse, le hanno nell’anima e nel caso Aston nel nome Aston era la gara dove il signor Martin si misurava.
 

 

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Lunedì 27 Giugno 2016 - Ultimo aggiornamento: 28-06-2016 21:44 | © RIPRODUZIONE RISERVATA
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