Blue economy: Genova, capitale dell’Economia del mare, passa le consegne a Napoli per il 2027, ma il porto turistico ancora non c'è
Si è conclusa ai Magazzini del Cotone di Genova la giornata dedicata a “Genova e Liguria capitali dell’economia del mare 2026 – Il motore blu della crescita economica e occupazionale”, appuntamento promosso da Confindustria che ha riunito istituzioni, imprese e stakeholder del settore per discutere le prospettive della blue economy. A dare lustro alla manifestazione anche il videomessaggio inviato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la quale ha definito il mare “motore della crescita, una risorsa da valorizzare a trecentosessanta gradi, perché tocca trasversalmente ambiti e interessi vitali, dal turismo all’industria, dalla portualità alla sicurezza, dalla tutela dell’ambiente alla cultura, dalle comunicazioni al commercio, dal governo dei flussi migratori alla difesa”.
Al termine dei lavori si è svolta anche la cerimonia ufficiale di passaggio di consegne che ha sancito il trasferimento del titolo di Capitale dell’Economia del Mare 2027 a Napoli e alla Campania. Il testimone è stato consegnato da Mario Zanetti, delegato di Confindustria per l’economia del mare, insieme a Fabrizio Ferrari, presidente di Confindustria Genova, a Costanzo Jannotti Pecci, nella sua doppia veste di presidente del Consiglio delle rappresentanze portuali di Confindustria e presidente dell’Unione Industriali di Napoli. Con lui, a rappresentare il sistema produttivo campano, Anna Del Sorbo, presidente della Piccola Industria della Campania, e Luigi Salvatori, vicepresidente vicario dell’Unione Industriali di Napoli, associazione che entro maggio dovrà manifestare il gradimento dell’assemblea dei soci alla nomina di Vittorio Genna (imprenditore del settore aerospaziale) alla presidenza in sostituzione di Jannotti Pecci, giunto a fine mandato.
Alla cerimonia di Genova erano presenti, tra gli altri, il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, il presidente di Confindustria Emanuele Orsini e il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi, a testimonianza del valore strategico nazionale dell’iniziativa e del ruolo sempre più centrale dell’economia del mare per la crescita e l’occupazione. Nel corso dell’evento è stato inoltre trasmesso un videomessaggio del presidente della Regione Campania, Roberto Fico, il quale ha sottolineato l’importanza della designazione di Napoli e della Campania quale Capitale dell’Economia del Mare 2027.
Una nota dell’Unione Industriali di Napoli sottolinea che “il passaggio di testimone segna l’avvio di un percorso che vedrà Napoli e la Campania protagoniste nel 2027, con l’obiettivo di rafforzare il posizionamento dell’Italia nel Mediterraneo e valorizzare l’intera filiera marittima, portuale, logistica e industriale, puntando su innovazione, semplificazione e formazione come leve di sviluppo”.
Ma quanto incide la Blue Economy sull’economia del territorio? Nel corso dei lavori sono stati ricordati dati significativi: la blue economy cresce quattro volte più del resto dell’economia italiana e vale l’11,3% del PIL, e l’economia del mare si conferma una delle principali piattaforme industriali del Paese, con un valore complessivo di oltre 216 miliardi di euro e una dinamica occupazionale che cresce quattro volte più rapidamente rispetto al resto dell’economia italiana.
Una spinta significativa che, tuttavia, si scontra con un ingente fabbisogno di competenze e di lavoratori (la stima è di circa 175.000 unità nei prossimi anni) e – vale la pena ricordarlo – su sconcertanti situazioni d’arretratezza che condizionano lo sviluppo della nautica da diporto e del turismo nautico: paradossale, in proposito, proprio la situazione di Napoli, città di mare priva di porto turistico, che avrà difficoltà anche a gestire gli afflussi turistici record in occasione dell’America’s Cup 2027.
E’ auspicabile che prima o poi venga affrontato, e risolto, il problema della portualità turistica nella città appena nominata Capitale dell’economia del mare 2027. Intanto, in occasione della cerimonia del “passaggio di consegne” previsto per il 2027 è stato ricordato che per valorizzare il potenziale dell’economia del mare sono state individuate tre direttrici di intervento: semplificare, per ridurre gli ostacoli burocratici e facilitare l’accesso alle professioni; innovare, per accompagnare la transizione digitale e green; formare, per costruire le competenze lungo tutta la filiera. “Più semplificazione, più innovazione e più formazione significano più occupazione”, ha sintetizzato Zanetti, indicando le tre leve su cui agire in modo coordinato.
Se si andrà avanti con coerenza e determinazione è possibile che si ottengano risultati soddisfacenti. Lo stesso report illustrato a Genova evidenzia che “l’Italia parte da una posizione di forza, con una filiera già consolidata e riconosciuta a livello internazionale”. La sfida, quindi, non è costruire una Blue Economy, ma rafforzarla, aumentando il valore generato e colmando il deficit di capitale umano. In questa prospettiva l’economia del mare rappresenta una leva strategica per la crescita occupazionale e industriale del Paese, capace di coniugare sviluppo, innovazione e sostenibilità.




