Malthe Jakobsen (DNK) Stoffel Vandoorne (BEL)

Peugeot a Imola, equilibrio e ambizione: “Per l’Hyperpole servirà il giro perfetto”

di Valentina Menassi
  • condividi l'articolo

Se c’è una parola che racconta davvero l’inizio di stagione Peugeot a Imola, quella parola è equilibrio. Equilibrio tra prestazione e attesa, tra ambizione e realismo, tra la fiducia maturata nel lavoro svolto e la lucidità necessaria per affrontare un weekend in cui tutto si decide sui particolari. La roundtable con Malthe Jakobsen, Stoffel Vandoorne ed Emmanuel Esnault restituisce proprio questa immagine: quella di un team consapevole dei propri progressi, ma altrettanto consapevole del fatto che, in una categoria come il WEC, nulla possa essere lasciato al caso. Ogni sessione aggiunge informazioni, ogni turno di pista aiuta a definire meglio il quadro, ma il senso generale resta quello di una sfida apertissima, nella quale Peugeot vuole farsi trovare pronta.

Jakobsen: “Abbiamo una chance, ma dobbiamo fare tutto perfetto”

A descrivere con precisione il momento è Malthe Jakobsen, che dopo il Prologo e le prime sessioni di Imola sceglie un approccio misurato, senza eccessi ma anche senza nascondere i segnali positivi raccolti fin qui. «Abbiamo avuto un buon Prologo e buone sessioni, ma quando si arriva alla qualificazione si vede qualcosa in più», spiega il pilota danese, sottolineando come la fase decisiva del weekend abbia sempre la capacità di spostare davvero la lettura dei valori in pista. Jakobsen insiste sul fatto che il livello sia molto compatto e che proprio per questo la qualifica richiederà la massima precisione. L’obiettivo, in casa Peugeot, è entrare in Hyperpole, cioè nella fase finale della qualifica riservata ai più veloci, quella che decide le prime posizioni in griglia. Ma per riuscirci, chiarisce, servirà un’esecuzione impeccabile: «Penso che abbiamo una chance di entrare in Hyperpole, ma dobbiamo fare tutto perfetto». È una dichiarazione che racconta bene il clima del team: fiducia sì, ma accompagnata dalla piena consapevolezza che in un contesto così serrato ogni minimo dettaglio possa diventare decisivo.

La gara resta il terreno su cui costruire

Se Jakobsen mette l’accento sul peso specifico della qualifica, Stoffel Vandoorne sposta il ragionamento sulla distanza, cioè sul terreno sul quale Peugeot ritiene di poter esprimere al meglio il proprio potenziale. Il belga lo dice con chiarezza: «Abbiamo sempre detto che in gara sarà più facile per noi». Una frase che va letta dentro la logica dell’endurance, dove non conta soltanto il picco di prestazione sul singolo giro, ma soprattutto la capacità di mantenere ritmo, lucidità e qualità di esecuzione nell’arco di molte ore. Vandoorne insiste infatti su un concetto centrale: «Tutti i piccoli dettagli faranno la differenza, sia per entrare in Hyperpole sia per costruire la gara». Dentro questa riflessione c’è molto del dna del WEC e anche molto della visione Peugeot: la gara non si improvvisa, si costruisce turno dopo turno, stint dopo stint, lavorando su costanza, gestione e pulizia. Ed è proprio in questa dimensione più completa che il team vede uno spazio importante per mettere a frutto il lavoro fatto.

L’obiettivo non cambia: stare davanti

Quando dalla lettura del weekend si passa a quella dell’intera stagione, il tono della roundtable diventa ancora più diretto. Peugeot non nasconde le proprie ambizioni e lo fa con una frase che sintetizza in modo molto netto lo spirito con cui affronta il campionato: «Saremo soddisfatti solo se saremo primi nel campionato costruttori». È un’affermazione forte, che restituisce senza giri di parole l’ambizione del gruppo, ma che non nasce da superficialità o presunzione. Al contrario, nelle risposte dei protagonisti emerge sempre la consapevolezza di quanto lavoro ci sia ancora da fare per trasformare il potenziale in continuità di risultati. Lo stesso Jakobsen ricorda che la squadra sta proseguendo lungo una traiettoria già avviata: «Non è cambiato molto rispetto allo scorso anno. Abbiamo chiuso bene la stagione e vogliamo continuare su quella strada». È proprio questa continuità a rappresentare una delle basi più interessanti del progetto Peugeot: non un nuovo inizio da reinventare, ma un percorso di crescita da consolidare e rafforzare.

Esnault: evoluzione di dettaglio e identità tecnica

A dare ulteriore profondità all’analisi è Emmanuel Esnault, che amplia lo sguardo e colloca il lavoro della squadra dentro una prospettiva più tecnica e strategica. Sul fronte vettura, il Team Principal chiarisce subito che non ci sono state rivoluzioni, ma un lavoro di affinamento mirato. «Ci sono solo piccoli dettagli aerodinamici. Devi essere un esperto per notare le differenze», osserva, spiegando come la Peugeot 9X8 continui a evolvere per passi progressivi, in modo coerente con la maturità del progetto. È una considerazione interessante perché racconta una filosofia precisa: quando una macchina raggiunge una certa base tecnica, non servono necessariamente strappi, ma una capacità sempre più raffinata di intervenire sui particolari giusti. Ed è proprio lì che si gioca una parte importante della competitività.

La scelta LMH come dichiarazione di identità

Esnault, però, va anche oltre il singolo weekend e difende con convinzione la visione tecnica di Peugeot. Parlando del futuro della categoria, afferma che «semplice è meglio», richiamando la necessità di avere controllo dei costi, una piattaforma chiara e un equilibrio capace di valorizzare i marchi. Ma allo stesso tempo rivendica con orgoglio la scelta LMH, che per Peugeot non rappresenta soltanto una soluzione regolamentare, bensì una dichiarazione di identità tecnica e industriale. «Siamo tra i pochi a progettare e costruire l’auto da zero: motore, batteria, telaio. La filosofia LMH è una vera dimostrazione tecnica e crea un collegamento diretto con le vetture stradali», spiega. In queste parole c’è molto del senso della presenza Peugeot nel WEC: non solo competere, ma farlo portando in pista una visione completa dell’automobile, nella quale tecnologia, immagine e prodotto restano profondamente connessi.

Vandoorne e la complessità di un doppio impegno

Nel finale della roundtable emerge anche una dimensione più personale, ancora affidata a Stoffel Vandoorne, che racconta quanto sia stato delicato gestire il proprio percorso tra WEC e Formula E. Il belga ammette con sincerità che il periodo non sia stato semplice: «È stato un periodo un po’ complicato. Volevo restare in entrambi i campionati, ma diventa sempre una questione di priorità». È uno spunto che aggiunge profondità al racconto, perché mostra anche il lato umano e professionale di chi si muove in programmi sportivi paralleli, con esigenze e tempi da conciliare. Nonostante tutto, Vandoorne traccia un bilancio positivo: «Alla fine abbiamo trovato una soluzione e sono felice». Sul futuro, però, resta volutamente aperto: «Qualsiasi cosa è possibile. Anche l’anno scorso sembrava finita, poi sono tornato». Una chiusura che riflette bene anche il senso più ampio del momento Peugeot: una fase di costruzione, di adattamento e di crescita, in cui molto resta ancora da scrivere.

Imola come misura della crescita Peugeot

Ed è proprio qui che il weekend di Imola acquista il suo significato più interessante per Peugeot. Non tanto come luogo di verdetti definitivi, quanto come spazio in cui misurare con maggiore precisione il valore del lavoro svolto, la solidità della base tecnica e la capacità del team di restare compatto sotto pressione. Dalle parole di Jakobsen, Vandoorne ed Esnault emerge una squadra che sa di avere ancora margini di crescita, ma che non rinuncia a fissare in alto il proprio orizzonte. L’Hyperpole è un obiettivo concreto, la gara è il terreno su cui costruire, il campionato resta la prospettiva dentro cui leggere ogni singolo passo. A Imola, insomma, Peugeot trova soprattutto una conferma: per essere davvero protagonista in questa stagione serviranno precisione, continuità e una capacità assoluta di trasformare ogni dettaglio in prestazione.

  • condividi l'articolo
sabato 18 aprile 2026 - Ultimo aggiornamento: 17:41 | © RIPRODUZIONE RISERVATA