Matteo Bobbi (Sky Italia): «Raccontare questa Formula 1 è una sfida intrigante, le nuove monoposto sono belle ma la vera prova sarà in gara»
MILANO – Quella che andremo a vivere sarà una stagione di grandi cambiamenti tecnici per la Formula 1. In un contesto del genere, il ruolo del commentatore tecnico diventerà sempre più cruciale nel raccontare e interpretare ciò che accade in pista. Districarsi tra regolamenti, strategie o nuove soluzioni aerodinamiche non è affatto semplice, a maggior ragione quando lo si deve spiegare non solo agli appassionati ma anche a un pubblico più generalista.
In tale contesto, la voce di Matteo Bobbi rappresenta un vero e proprio punto di riferimento per tutti coloro che si siedono davanti la TV per assistere ai Gran Premi di Formula 1. Ex pilota e oggi commentatore tecnico di Sky Sport, Bobbi è chiamato ogni weekend di gara a tradurre la complessità tecnica dell’attuale Formula 1 in un linguaggio comprensibile senza, però, rinunciare alla precisione e alla profondità di analisi. In occasione della presentazione della stagione del palinsesto di Sky Motori abbiamo avuto l’opportunità di intervistarlo per farci raccontare come sarà questa nuova entusiasmante stagione di Formula 1.
Quali sono, secondo lei, le principali incognite tecniche legate alle nuove monoposto?
«Le incognite sono tante, perché finché non vediamo le gare è difficile capire davvero l’impatto del cambiamento. Sicuramente il tema centrale è l’aumento della potenza elettrica e la riduzione di quella termica. Questo modifica l’approccio di guida: i piloti dovranno massimizzare l’efficienza energetica e questo, in parte, va contro il DNA naturale di chi corre, che vorrebbe sempre spingere al limite».
Come si tradurrà all’atto pratico il dover gestire l’energia?
«Il rischio è che si arrivi a situazioni con 300-400 metri di lift and coast al giro. È qualcosa che può snaturare l’istinto del pilota, abituato a frenare il più tardi possibile. Vedremo quanto questa gestione sarà invasiva. L’aspetto positivo è che le vetture sono molto belle: più corte, più strette, esteticamente convincenti. Però finché non vediamo le gare è impossibile dare un giudizio definitivo. Se lo spettacolo sarà bello e combattuto, allora sarà stata una scelta vincente».

Dobbiamo aspettarci gare più strategiche rispetto al passato?
«Sì, ma non nel senso tradizionale del termine. Non parliamo della strategia visibile come il pit stop. Qui la gestione sarà più silente, legata all’energia. I team avranno strategie molto impattanti dal punto di vista energetico, ma non è detto che lo spettatore le percepisca chiaramente. Quindi sì, saranno gare più strategiche, ma in modo diverso da quello a cui siamo abituati».
Dal punto di vista del pilota, quali saranno le qualità decisive per adattarsi al nuovo regolamento?
«Ci sono due aspetti. Il primo è la necessità di modificare lo stile di guida in funzione dell’energia elettrica, facendo anche cose poco naturali per chi vuole andare forte. Non credo che questa parte piacerà molto ai piloti».
Quale invece il secondo?
«Il secondo riguarda il comportamento della vettura. Con meno carico aerodinamico e gomme più strette, le macchine si muovono di più, scivolano di più, e questo le rende forse più divertenti da guidare e da guardare. Le monoposto precedenti erano talmente veloci in curva che per un pilota era come dormire in un hotel a cinque stelle: tutto perfetto. Adesso è un passo indietro in termini di performance pura, ma tra un anno sarà la nuova normalità».

Si rischia un reset tecnico come nel 2014 con l’introduzione dell’ibrido?
«Non mi aspetto divergenze come quelle del 2014. Nei test di quell’anno alcune motorizzazioni non riuscivano a fare più di 10 o 15 chilometri in un giorno. Oggi, già dal primo giorno, tutti hanno completato chilometraggi importanti. Mi aspetto quindi una convergenza più rapida delle prestazioni».
Il test a porte chiuse di Barcellona ha avuto senso in un’era così mediatica?
«È stata una scelta dei team, non della Formula 1 o della FIA. Le squadre non volevano media nel paddock perché temevano di non essere ancora pronte al 100%. E in effetti alcune situazioni lo hanno dimostrato. Si sono voluti proteggere dal punto di vista mediatico. Dal lato degli appassionati non è stato il massimo, ma avremo modo di rifarci».
Dal punto di vista del commento tecnico, quanto è complicato raccontare tutte queste novità?
«Tantissimo. La sfida è capire quali informazioni siano davvero necessarie per il pubblico. Parliamo a oltre un milione e mezzo di spettatori su Sky: non tutti sono interessati ai dettagli tecnici. Dobbiamo calibrare il racconto. Faccio sempre l’esempio del DRS: prima creava artificialmente una differenza di velocità. Oggi quella differenza è generata dalla gestione elettrica. Ma come prima non era fondamentale spiegare ogni chilometro orario di differenza, oggi non sarà necessario raccontare ogni kilowatt in più o in meno durante un sorpasso. All’inizio faremo più spiegazioni, poi diventerà parte naturale della narrazione».

Nella telecronaca quanto aiutano le nuove tecnologie e le grafiche in tempo reale?
«Aiutano sicuramente. Non sappiamo ancora quali strumenti implementerà la FOM durante le gare, ma tutto ciò che può supportare il racconto è ben accetto. Noi di Sky Italia abbiamo già una nostra tecnologia: siamo stati i primi a portare la telemetria in televisione. Continueremo a supportare la narrazione innanzitutto con i nostri strumenti e anche con quelli ufficiali».
Come si prepara un weekend di gara per un cronista tecnico?
«È un lavoro continuo. Quando sono in pista parlo con ingegneri e tecnici con cui ho rapporti diretti, mi confronto sui dubbi. Poi c’è la preparazione specifica sul circuito, su quello che è successo negli anni precedenti, sulle caratteristiche tecniche del tracciato. È uno studio costante, perché è un mondo in continua evoluzione».
Dai primi test, chi l’ha impressionata di più?
«È prestissimo per dirlo. I veri test saranno quelli più prestazionali. McLaren mi sembra messa bene, così come Mercedes. Se la Power Unit Red Bull fosse già al livello delle altre sarebbe sorprendente. Ferrari penso sarà competitiva, ma per quello che si è visto Mercedes e McLaren sembrano leggermente avanti. Però stiamo parlando davvero di sensazioni preliminari».

E per la lotta a centro gruppo?
«Aston Martin al momento è in grande difficoltà per problemi alla power unit Honda. Probabilmente recupereranno, ma nelle prime gare non mi aspetto grandi cose».
Un pronostico per il GP d’Australia?
«Non ha senso fare pronostici adesso. Storicamente i forti restano forti. McLaren era forte e penso che lo sarà ancora, così come Mercedes. Ma dire chi vincerà è impossibile».
Sempre più costruttori stanno entrando in Formula 1, cosa la rende oggi così attraente?
«La Formula 1 è uno sport sano economicamente, probabilmente il più importante al mondo per numeri e fatturato. È una piattaforma straordinaria dal punto di vista marketing, con un’audience giovane che interessa molto ai costruttori. Vent’anni fa molti team erano in passivo, oggi sono aziende profittevoli. È naturale che tutti vogliano esserci. Il problema è che i posti sono pochi».




