Favey scommette su Peugeot nel Wec: «Tre anni per crescere e diventare più competitivi»

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Il messaggio che arriva da Alain Favey è chiaro: Peugeot intende proseguire il proprio cammino nel Wec fino al 2029. Il ceo del marchio ha confermato che la casa francese vuole dare continuità al programma endurance nei prossimi anni, considerando questo arco temporale decisivo per misurare la crescita del progetto. “Noi siamo impegnati fino al 29”, ha spiegato, sottolineando come per Peugeot fosse importante “avere una visione fino a tre anni”. Un passaggio che, nelle sue parole, permette di capire “se vale la pena investire per ancora tre stagioni” e di lavorare con maggiore chiarezza sugli obiettivi da raggiungere.
Nessuna rivoluzione, ma un lavoro di sviluppo - La linea tecnica indicata da Favey non passa da una vettura completamente nuova, ma da un’evoluzione di quella attuale. Su questo il ceo Peugeot è stato netto: “È un’evoluzione della macchina, non è una macchina nuova”. L’idea, quindi, è proseguire sul progetto esistente, intervenendo per renderlo più efficace e più vicino al livello dei migliori. “È una macchina che pensiamo con questa evoluzione può diventare più competitiva”, ha aggiunto, lasciando emergere la convinzione che il margine di crescita ci sia e che il lavoro impostato possa produrre risultati più consistenti nei prossimi anni.
La competitività resta il vero obiettivo - Nel ragionamento di Favey, il punto centrale non è soltanto esserci, ma riuscire a fare un passo avanti sul piano della competitività. “Dobbiamo lavorare a un’evoluzione che ci permette di essere più competitivi”, ha spiegato, ribadendo una linea che va oltre il singolo appuntamento. Favey ha anche evitato di legare il destino della stagione a uno o due circuiti teoricamente più favorevoli. “È ancora troppo presto”, ha detto quando gli è stato chiesto se la squadra avesse già individuato le piste più adatte alla macchina. Il concetto è che la teoria conta, ma fino a un certo punto: “C’è una teoria che dice la macchina è più giusta su questa pista o questa pista, ma al fine dipende di quello che succede nella gara”. E ancora: “Non è che puoi fare una strategia di campionato su questa base”. Un modo per dire che, nel Wec, il risultato non nasce mai soltanto dalla compatibilità con il tracciato, ma dall’insieme di prestazione, gestione, episodi e capacità di adattamento.
Il Wec come parte della storia Peugeot - Dietro il progetto endurance, però, non c’è solo una valutazione tecnica. Favey ha insistito molto sul valore del Wec per il marchio, soprattutto in un anno che coincide con il centenario della prima partecipazione Peugeot. “È sempre importante avere una storia”, ha spiegato, chiarendo che l’endurance è anche uno strumento di identità e credibilità. “Peugeot si impegna” e “Peugeot non è uno che va fuori e torna”, ha detto, rivendicando il senso di una presenza costante in una delle competizioni più complesse del motorsport. In questo quadro, anche il bilancio sportivo dei prossimi anni peserà nelle scelte future. “Noi abbiamo ambizione di essere sul podio”, ha ricordato Favey. E quando si arriva al cuore del discorso, la priorità simbolica resta una sola: “Se devo scegliere, Le Mans”. Perché, ha aggiunto, “è una festa di Francia, una festa di Peugeot”.




