R18 e-tron quattro, il razzo per Le Mans
sviluppa le tecnologie per le Audi di serie

R18 e-tron quattro, il razzo per Le Mans
sviluppa le tecnologie per le Audi di serie

di Nicola Desiderio
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LE MANS - Dodici vittorie nelle ultime 14 edizioni, molte delle quali con tutte e tre le vetture al traguardo e spesso monopolizzando il podio. Nessun costruttore come Audi ha mai esercitato un dominio più lungo e schiacciante nella storia della 24 Ore di Le Mans e di tutte le corse di durata e questo fa della R18 e-tron quattro la macchina da battere anche per l’edizione del 2014.


Non a caso, le sigle sono identiche a quelle delle auto di serie: TDI per il diesel, quattro per la trazione integrale – la casa dei Quattro Anelli è stata la prima a proporla nelle competizioni partendo dai rally nel 1981 – e e-tron per l’ibrido, come sulla nuova A3 ibrida plug-in.

Unica a schierare 3 vetture, l’Audi Sport team Joest ha alle spalle le 250 persone che compongono l’Audi Motorsport, capeggiata dal 1980 da Wolfgang Ullrich e recentemente trasferitosi da Ingolstadt a Neuburg un der Donau. La R18, nonostante si chiami come il prototipo che ha vinto le ultime due edizioni, è tutta nuova, a cominciare dall’aerodinamica, soprattutto nella parte posteriore conseguentemente al divieto di utilizzare gli scarichi sotto gli estrattori.

Due le configurazioni: una accorciata ad alto carico aerodinamico e uno ad alta efficienza specifica per la 24 Ore di Le Mans che l’Audi, per verificarne l’efficacia, ha portato su una vettura per la seconda gara del campionato a Spa Francorshamps, un circuito che per caratteristiche e lunghezza e quello più vicino a quello di Le Sarthe. Più spinto che in passato l’utilizzo della fibra di carbonio, del quale sono fatti anche la colonna di sterzo, a servoassistenza elettromeccanica, e la scatola del cambio sequenziale a 7 rapporti, che ha funzione portante e incorpora il crash box posteriore. Per questo contiene inserti di titanio e pesa 20 kg in più, particolare che ha reso ancora più complesso ridurre il peso minimo da 915 kg a 870 kg.

La R18 è spinta da un sistema ibrido composto da un motore diesel collegato alle ruote posteriori e da un motogeneratore elettrico. Il primo è una costante per Audi dal 2006 ed è, come per gli scorsi due anni, un V6 con blocco in alluminio dotato di funzione portante, alimentato con sistema Common Rail ad altissima pressione – lo scorso anno era a 2.800 bar – e un turbocompressore Garret a geometria variabile sistemato tra le bancate a V di 120 gradi e dotato di due ingressi radiali per i gas di scarico. La pressione massima è cresciuta per regolamento da 2,5 a 4 bar.

La cilindrata è passata da 3,7 a 4 litri, la potenza da 490 a 537 cv mentre l’efficienza, secondo Audi, è migliorata del 30%. Il motogenaratore elettrico anteriore eroga invece 170 kW ed è collegato a un accumulatore a volano in carbonio che gira a 45.000 giri/min e gestisce i 2 Megajoule di energia, il livello più basso previsto dal regolamento, che Audi ha scelto rinunciando anche al secondo sistema di recupero che all’inizio dell’anno era stato posizionato allo scarico. La capacità del serbatoio è scesa a 54,3 litri, vale a dire che la R18 e-tron quattro si farà bastare 3,95 litri di gasolio per ogni giro da 13.627 metri alla 24 Ore di Le Mans, pari a 138,7 Megajoule di energia. La casa di Ingolstadt insomma punta sull’efficienza del suo diesel e sulla semplicità, fondamentale per evitare problemi in una gara di durata massacrante come quella francese.

I tedeschi hanno curato anche l’estetica affidando la livrea a Dirk van Braeckel, già designer di Lamborghini e Seat e hanno applicato, per onorare la tradizione di innovazione del marchio, i fari anteriori laser, da poco introdotti sulla R8 LMX. Due anni fa c’era stato il debutto di quelli a matrice di Led con un fascio luminoso lungo ben 880 metri. Avanzatissima anche la telemetria di bordo che analizza oltre 1.000 parametri mettendo a disposizione dei box 20 Mb di dati ad ogni giro, corrispondenti a oltre 10mila fogli A4 di dati. La R18 e-tron quattro ha segnato il peggior inizio di stagione per l’Audi: 2 ritiri per l’esordio a Silverstone e 2°, 5° e 6° posto a Spa.

La vettura con il numero di gara 1 sarà affidata al terzetto formato da Lucas Di Grassi (Bra), Loïc Duval (Fra) e Tom Kristensen (Dnk) che è il recordman assoluto con 9 vittorie (7 su Audi, le altre su Porsche e Bentley) su 18 partecipazioni. La numero 2 sarà guidata dal terzetto Fassler(CH)/Lotterer (Ger)/Tréluyer (Fra) e la numero 3 da Albuquerque (Por), Jarvis (UK) e Marco Bonanomi, alla sua terza Le Mans e unico pilota italiano nella classe LM P1 dopo l’abbandono di Rinaldo “Dindo” Capello, salito sul gradino più altro della corsa francese salito per 3 volte (2003, 2004 e 2008).

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Sabato 14 Giugno 2014 - Ultimo aggiornamento: 13-06-2017 15:11 | © RIPRODUZIONE RISERVATA