Ten Brink (Mazda Europe): «Il marchio si sta evolvendo. Vogliamo crescere del 25% entro il 2030»

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Quando uno che si chiama Martijn ten Brink sale sul palco e dopo il “buonasera” inizia a parlare in italiano la meraviglia è inevitabile. Una volta a tu per tu, l’arcano è svelato: «Ho lavorato in Italia molti anni fa, ma sono di Amsterdam» dice quello che dal 2021 è il presidente e amministratore delegato di Mazda Motor Europe e dice di essere molto legato alla nuova CX-6e. «Sono stato coinvolto nel progetto sin dall’inizio e ho fatto parte del gruppo che ci ha lavorato per 2-3 anni. Oggi che la vedo finalmente qui ne sono molto fiero!» dice il manager olandese accennando un sorriso mentre si accinge a rispondere alle nostre domande nella nostra lingua.
Prima di parlare della sua creatura e delle altre Mazda, ci dice come sta andando la Mazda6e?
«Ne abbiamo immatricolate circa 10.000 pezzi in Europa dal 25 settembre dell'anno scorso. Direi quindi che sta andando bene e stiamo imparando tanto dai nostri concessionari e a gestire sia le macchine elettriche sia gli aggiornamenti software. Questo aspetto, ad esempio, sta diventando sempre più importante. Però noi stiamo mettendo in piedi i processi giusti e i clienti sono soddisfatti».
Mazda ha sempre puntato sempre sull'autenticità di prodotto. Anche avendo a disposizione partner industriali importanti come Ford prima e adesso Toyota, avete sempre compiuto scelte abbastanza “autarchiche” e avete dichiarato chiaramente che la Mazda6e e la CX-6e sono modelli di transizione. Non avete quindi paura che sviliscano un po' l'autenticità a cui avete tenuto sempre tanto?
«Facciamo un esempio: prendiamo la MX-30, un’auto elettrica che ha tutti i valori di Mazda e abbiamo fatto senza l'aiuto di qualcuno. Per me è una macchina eccellente, però non è abbastanza per il mercato. Per questo era importante per noi lasciare un po’ da parte le cose a cui teniamo tanto e chiedere ai clienti che cosa vogliono da noi. Penso che questo esercizio ci aiuterà a far evolvere la definizione del marchio trovando un bilancio diverso tra tutti gli elementi che ci distinguono».
Dopo questi modelli di transizione ci sarà la prima Mazda elettrica “autentica” e l’avete indicata come BEV3. È un nome dato per caso o vuole dirci già qualcosa?
«No, è un caso e, se è per questo, ci sono in previsione anche un BEV4 e un BEV5: dipende da quanto andiamo in avanti sulla pianificazione del prodotto. E poi non sono le uniche cose che abbiamo in preparazione…»
Certamente: avete annunciato ibridi full e plug-in. Anche per questi state lavorando insieme ad altri partner?
«Sì, perché è impossibile fare tutto da soli e sarebbe anche stupido, perché dobbiamo imparare a mettere insieme competenze di aziende diverse per creare i nostri prodotti».
Questi partner sono quelli con i quali avete già rapporti industriali come Toyota, Suzuki, Subaru oppure sono altri?
«Diciamo che una volta accadeva così. Quando lavoravamo con Ford era così e condividevamo piattaforme e motori. Oggi invece è più importante il rapporto con i fornitori e vedere ciò che stanno sviluppando anche per altri secondo le loro specifiche competenze».
Quando vedremo le prime Mazda dotate di questi altri sistemi di propulsione?
Abbiamo già annunciato che avremo il full-hybrid sulla CX-5: ormai siamo nella fase finale di sviluppo e si chiamerà MHS, Mazda Hybrid System. A livello globale lavoriamo su questa tecnologia con Toyota come nel caso della Mazda2 e della CX-50 negli USA».
Avete sorpreso il mondo qualche anno fa con un diesel nuovo di zecca per la CX-60 e la CX-80 mentre gli altri lo stavano abbandonando. Rimane un esperimento confinato a questi due modelli oppure vedremo altri sviluppi?
«Vedremo altri sviluppi…»
Parliamo invece di aspetti problematici dal punto di vista industriale ma per voi fondamentali dal punto di vista simbolico: voi siete il costruttore della MX-5 e del motore rotativo. Qual è il futuro di queste due realtà che per voi significano tanto?
«Comincio con MX-5. Stiamo lavorando sulla prossima generazione considerando che deve esserci una sola MX-5 per tutto il mondo. I nostri ingegneri nel centro di sviluppo stanno guardando che cosa si può fare per soddisfare tutte le regioni e che tipo di macchina dovrà essere. A tal proposito, abbiamo vito già alcuni prototipi. E c’è anche il motore rotativo…»
Che utilizzato come range extender sulla MX-30. State ancora pensando al range extender oppure per voi è più interessante un plug in hybrid a lunga percorrenza?
«Sviluppare il range extender sulla MX-30 è stato difficile e abbiamo impiegato molto tempo per farlo tanto che il mercato era cambiato quando era pronto. Quello che posso dire è che noi continueremo sempre a lavorare sul motore rotativo: c'è un gruppo fisso che lo sviluppa continuamente e sta studiando come prepararlo per Euro 7 e con quali opzioni di elettrificazione accoppiarlo, ma non posso dire con sicurezza se e quando arriverà. In generale, stiamo pensando ad un sistema con elementi che possiamo combinare come il Lego secondo configurazioni diverse».
Lo scorso ottobre a Tokyo abbiamo visto l'X-Coupe e l'X-Compact. Tutti hanno ammirato l’eleganza della prima, ma l’altra sarebbe fondamentale per i nostri mercati. Ci state lavorando davvero?
«Stiamo lavorando su molte cose e sono sorpreso dai cambiamenti dal punto di vista tecnologico che ci forniscono nuove possibilità e soluzioni che prima non avevamo».
Sì, ma questa piccola ci sarà oppure no?
«No. Quella macchina è una show car, però sicuramente il suo linguaggio stilistico lo troveremo su alcune Mazda del futuro».
Qual è la sfida più grande per Mazda nei prossimi anni per rimanere in Europa e per starci bene?
«Dobbiamo crescere. È molto facile vendere ai nostri clienti attuali, che sono soddisfatti e fedeli, ma io voglio che Mazda cresca e non è facile perché il numero dei concorrenti è cresciuto e farsi sentire non è facile. Il mio obiettivo è crescere nei volumi del 25% entro il 2030 facendo in modo che il valore e la qualità dei nostri prodotti siano sempre riconosciuti dal mercato».
Negli ultimi tempi Mazda ha parlato di strategia premium. Rimane oppure c'è invece l'esigenza di indirizzarsi un po' più sui volumi?
«Buona domanda. Penso che definire la parola premium è molto difficile perché ognuno di noi ne ha un’idea diversa: le mie figlie hanno un’idea diversa dalla mia, per qualcuno è una stanza di un hotel a Las Vegas, per altri è un gentleman inglese e per altri ancora un piccolo albergo con tre camere con vista sulle montagne. Noi ce lo siamo chiesti, abbiamo svolto una ricerca e abbiamo concluso che vorremmo mostrare di più nostre radici, il fatto che siamo un'azienda giapponese con presenza internazionale però con cuore in Giappone, e design in Giappone e valori che nascono in Giappone».
Sta dicendo che dovete cambiare il vostro mindset…
«Sì, dobbiamo farlo evolvere e renderlo ancora più giapponese. Per questo noi manager Mazda europei faremo un bel viaggio in Giappone: perché non si può parlare di ciò che non vivi davvero. E andremo anche in Cina».




