Il board della multinazionale tedesca della fornitura per auto

Ricavi stabili a 91 miliardi per Bosch, ma Ebit al 2%, in calo. Soppressi quasi 6.900 posti di lavoro in Germania

di Mattia Eccheli
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RENNINGEN – Il 2025 è stato un anno difficile anche per Bosch, che ha comunque chiuso il bilancio con 91 miliardi di ricavi, con un incremento di 700 milioni rispetto all'esercizio precedente: l'80% del fatturato è stato contabilizzato fuori dalla Germania, che valeva l'81% nel 2024. La divisione che è cresciuta di più è stata la Energy & Building Technology, che è andata in doppia cifra (+13%) e che ha inciso per 8,5 miliardi sul giro d'affari totale, sempre dominato dalla Mobility, che ne vale 55 (+0,1%). L'Ebit aziendale è stato del 2% contro il 3% dell'ultimo bilancio.

La multinazionale della fornitura per auto, famosa anche per i suoi elettrodomestici, ha fatturato 44,2 miliardi in Europa (-0,6%) ed ha aumentato i ricavi sia nelle Americhe (+3,8%) con 18,5 miliardi e nell'Asia Pacifico (+0,7%) con 28,3. Con 6.300 brevetti Bosch si è confermata regina in Germania, continuando a essere nelle Top 3 europea dell'innovazione e nella Top 10 planetaria. Suo malgrado, l'azienda controllata dalla omonima Fondazione lo scorso anno ha guadagnato le prime pagine dei giornali per via dei piani di ristrutturazione che hanno comportato la soppressione di migliaia di posti di lavoro.

Il prezzo più alto lo ha pagato la Germania, che ha perso quasi 6.900 salariati (qualche centinaio di posti è "saltato" anche in Italia, ma se ne saprà di più in maggio, in occasione della presentazione dei dati nazionali), più del saldo negativo a livello mondiale, che è stato di 5.085 addetti, da 417.859 a 412.774. Nelle altre due macro regioni, Bosch ha ingaggiato personale: 641 persone nelle Americhe e quasi 5.000 nell'Asia Pacifico (oltre 123.800, ossia quasi mille in più che lavorano sul territorio tedesco). «In Cina siamo cresciuti con il mercato», sintetizza Markus Heyn, il direttore della divisione Mobility, che ha recentemente raggiunto un'intesa per la costituzione di una nuova joint venture con Tata AutoComp Systems per lo sviluppo, la produzione e la vendita di assali elettrici e motori elettrici in India. L'avvio delle attività previsto entro la metà di quest'anno.

La mobilità a zero emissioni è una delle nuove frontiere della multinazionale di Stoccarda, che nel solo 2026 conta di consegnare «oltre 7 milioni di soluzioni e componenti per la guida elettrica», grazie a 50 clienti in tutto il mondo. Ma c'è anche altro: «L'idrogeno – insiste il Ceo Stefan Hartung – rimane un settore chiave per la nostra crescita, anche perché gli obiettivi climatici e di resilienza dell'Ue difficilmente possono essere raggiunti senza di esso». «È deplorevole – aggiunge – che i politici non facciano di più per promuovere questa tecnologia o che si astengano dall'imporre requisiti restrittivi. Attualmente non esiste un mercato per l'idrogeno in Europa, quindi rivediamo regolarmente la nostra strategia in questo ambito».

Bosch sforna anche microprocessori al ritmo di 4 milioni al giorno nel sito di Reutlingen (non tutti destinati alle auto), lavora all'affinamento di sistemi di sicurezza e a sue future e più avanzate applicazioni, ma è impegnata anche sul fronte della salute. Ad esempio con un sistema di “biopspia liquida” e un dispositivo mobile per il rilevamento di alcuni parametri (quello testato a Renningen riguarda l'emoglobina): entrambi sono assai meno invasivi di quelli attualmente in uso e, soprattutto, più economici e rapidi. Per il 2026, i vertici di Bosch stimano un aumento dei volumi tra il 2 e il 5% con un margine Ebit compreso fra il 4 e il 6.

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venerdì 17 aprile 2026 - Ultimo aggiornamento: 12:22 | © RIPRODUZIONE RISERVATA