GP d'Italia, Gasly a sorpresa beffa Russell e conquista la pole a Monza. Le Ferrari in agguato sono in seconda fila
Ferrari o Mercedes? Russell o i due fantini del Cavallino? Pierre Gasly, il “francese di Milano”, tira fuori il coniglio dal cilindro e, del tutto inaspettatamente, si prende una delle pole position più ambite dell’anno, quella nel tempio della velocità. Pierre è un buon pilota, ma non ha mai avuto fra le mani una monoposto competitiva e, in 10 anni di Formula 1 e dopo 190 gran premi disputati, non era mai riuscito a partire davanti a tutti. Una gara, però, l’ha vinta e, guarda caso, proprio il GP d’Italia, nel 2020, quando c’era la pandemia. Pure allora fu una sorpresa: Gasly guidava l’Alpha Tauri di Faenza, la Red Bull di serie B.
L’Alpine, invece, in F1 non aveva mai vinto e il team, di nuovo guidato da Flavio Briatore, l’ultima volta si era imposto quasi un ventennio fa, quando l’equipe si chiamava Renault e il pilota di riferimento era Fernando Alonso che aveva portato ai francesi due titoli mondiali. Le qualifiche sono state incerte e diversi driver potevano emergere su un tracciato velocissimo dove conta parecchio la potenza del propulsore e, soprattutto, le scie. Queste ultime hanno inciso più di altre volte, forse per le nuove monoposto. Non si era mai visto come ieri campioni che cercavano l’alettone di qualche rivale perché sfidando il muro d’aria era praticamente impossibile centrare il bersaglio.
Tutte le squadre hanno fatto scendere in pista insieme i due piloti in modo che il primo aiutasse il secondo. Alcuni team hanno messo addirittura un driver a disposizione dell’altro. Kimi era al “servizio” di Russell ed era chiamato a tirare per poi togliersi di mezzo senza concludere il suo giro. Il bolognese ha utilizzato la sua quinta power unit e in ogni caso sarebbe partito dal fondo dello schieramento. Toto Wolff, davanti ai tifosi italiani, ha dato in Q3 una chance ad Antonelli per prendersi la pole virtuale ma, fra i due aiuti che ha dato a George, senza scia non ha potuto nulla neanche lui.
Il britannico, che proprio per questa strana situazione era il favorito, è stato scavalcato nel finale da Gasly per soli 6 centesimi. Il secondo e decisivo assalto non è bastato perché quel furbacchione di super Max ha tentato di prendere la coda di Antonelli costringendolo a rallentare e facendo saltare i piani Mercedes. Dietro a Russell si è piazzato Piastri, mentre il più solido Norris ha fatto soltanto nono pasticciando anche lui con le scie. La Ferrari non è riuscita nell’impresa davanti ai tifosi amici che gremivano gli spalti: Charles e Lewis hanno chiuso in pista quarto e quinto, quasi con lo stesso tempo, staccati dal leader di appena due decimi.
Per i ferraristi non tutto è filato liscio, piccoli inconvenienti hanno impedito la prestazione fluida ma le possibilità non sono affatto compromesse e né Leclerc né Hamilton hanno intenzione di deporre le armi. La Rossa, infatti, è l’unica ad avere due vetture nelle prime file, sia la Mercedes che la McLaren ed anche la Red Bull possono contare su un solo pilota nella parte nobile della griglia. Così Maranello può usare l’assalto a due punte, eventualmente differenziando le strategie.
Il team principal Vasseur, sempre molto cauto, è il primo a suonare la carica: «In Q2 abbiamo avuto problemi alle batterie, ma in gara può succedere di tutto, non siamo lontani e il pubblico ci spingerà». Anche Leclerc non parte certo battuto: «Ci siamo complicati le cose da soli, la gestione dell’energia non ha funzionato perfettamente. In gara saremmo più forti, ma non sarà facile, soprattutto in rettilineo. Io ho già fatto la magia nel 2019 e nel 2024, ci proverò fino alla fine». A bocce ferme i commissari hanno ascoltato e penalizzato l’australiano della McLaren per aver ostacolato Lawson dipingendo la seconda fila tutta di rosso. Le speranze salgono ancora. Il semaforo che aprirà le ostilità si spegnerà alle 15.

