Metti un Lego nel motore: Il mondo dell’auto è sempre più attratto dal fascino dei famosi mattoncini

di Nicola Desiderio
ROMA - Datemi una leva e vi solleverò il mondo, lo disse Archimede di Siracusa. Datemi i Lego e vi costruirò un mondo, pezzo per pezzo. Non l’ha detto neppure chi ha creato i famosi mattoncini, il danese Ole Kirk Kristiansen nel 1949, ma questa è l’impressione che si riceve di fronte a creazioni che appassionati di ogni età realizzano sulla base non solo delle scatole, ma anche della fantasia di chi sa incastrare migliaia e migliaia di pezzi plasmando oggetti, paesaggi e anche personaggi. La magia è vedere tanti piccole parti diventare “qualcosa” come se si maneggiasse creta: l’esprit geometrique che diventa esprit de finesse attraverso la pazienza.

Si è un po’ ingegneri e po’ artisti come il buon Dio quando si gioca con i Lego e la meraviglia aumenta ancora di più quando si parla di oggetti semoventi come le automobili e le moto. Da questo punto di vista gli ultimi anni hanno visto una vera e propria escalation che hanno avvicinato sempre di più le automobili ai famosi mattoncini di Billund – 2 ore e mezza da Copenhaghen – che fatturano circa 36 miliardi di euro all’anno, pari a quanto gli italiani hanno speso nel 2016 per acquistare automobili secondo il Centro Studi Fleet&Mobility e pari al fatturato del ramo automotive del gruppo PSA Peugeot-Citroen nel 2015.

Una cifra mostruosa per un vero e proprio gigante costruito mattoncino su mattoncino, della serie: «È con i cent che si fanno i dollari» come diceva Paperon de’ Paperoni. Sono legati all’automobile e, più in generale alla mobilità, tutti i primati della Lego. Lo scorso settembre infatti, in concomitanza con la presentazione della nuova Land Rover Discovery, a Packington Hall, nel Warwickshire, è stata creata una replica del Tower Bridge con 5.805.846 pezzi, un nuovo strabiliante record mondiale.

È alta 13 metri, circa un quinto di quello vero, ma il bello è che funziona ed è stato capace di sopportare il peso di due auto. Potenza dei mattoncini e anche del marketing che ha creato anche altri legami con il mondo delle ruote. E a volte rovesciando i rapporti con la realtà, come nel caso della batmobile di Lego Batman che ha come protagonista un pupazzetto alto tre dita, e che al Salone di Detrot si è invece trasformata in un’auto “quasi” vera marchiata Chevrolet: 344.187 pezzi per oltre 5 metri e quasi 800 kg. E non è escluso che un domani ci siano altri “brick movie” con altri super eroi dei fumetti.

Ma se in questo caso è il dato estetico a dominare, è con la serie Technic che raggiunge il suo culmine il legame tra oggetto meccanico e giocattolo, sempre che si possa chiamare ancora così un camion Mercedes con braccio pneumatico da oltre 3.500 pezzi, una Porsche GT3 RS da 2.700 pezzi e un prototipo della 24 Ore di Le Mans da 1.300 pezzi dotato di motore V8, sterzo, portiere ad ala di gabbiano, cofano, sospensioni e differenziale: tutto perfettamente funzionante.

E a proposito della corsa più famosa del mondo, recentemente la Lego ha presentato repliche (molto più semplificate) della Porsche 919 Hybrid che ha vinto nel 2015 e nel 2016 accanto alla 917K, la prima auto di Zuffenhausen ad aver trionfato alla 24 Ore francese e dell’Audi R18 e-tron vincitrice nel 2014. Stesso parallelismo è avvenuto tra la Ford GT40, vincitrice nel 1966, e la GT che nel 2016 ha vinto tra le vetture derivate dalla serie. Esistono anche repliche della F-150 Raptor e della Mustang, dell’Audi R8 LMS, della Corvette C7.R, della Camaro e di un Dragster.

Naturalmente nella storia che accomuna auto e Lego non poteva mancare la Ferrari con la F40, ma è la Porsche il costruttore più filomattoncino tanto che la mescolanza tra realtà ha toccato un altro culmine nel 2015 quando sono state realizzate una 911 RSR e una 919 Hybrid per metà vere e per metà costruite da circa 380mila Lego. Una fusione talmente profonda che da una ventina di metri potrebbero ingannare anche i loro piloti e che fa sognare gli appassionati di chi spenderebbe qualsiasi cifra se apparisse sugli scaffali di qualche negozio di giocattoli.

E non importa Invece da un po’ di tempo anche gli appassionati di due ruote hanno trovato pane per i loro denti. Ci sono una moto da strada, completa di carenatura, una supermoto e – di nuovo la potenza del marketing – la BMW R 1200 GS Adventure, con tanto di set di valigie e di sospensione anteriore telelever. Nella serie Creatorci sono anche la prima Mini di Alec Issigonis, il Volkswagen Maggiolino e il T1 “Bulli” bianco e rosso che tanto piaceva ai figli dei fiori. Loro il mondo lo volevano cambiare e non ricostruirlo, mattoncino dopo mattoncino.
 
 

 
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Sabato 11 Marzo 2017, 16:18
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